Stress e determinazione degli obiettivi nello sport

Stress e determinazione degli obiettivi nello sport

Questo è un argomento “determinante” in ogni preparazione sportiva. 

Lo sport professionistico si dovrebbe distinguere da quello dilettantistico per questo aspetto. 

Lo sport per la salute differisce dallo sport “contro” la salute essenzialmente su questo tema, quando si esegue sport in maniera libera e spensierata, lo sport fa molto bene, altro conto invece è essere uno sportivo agonistico estremo, perennemente sotto stress in quanto a prestazioni, risultati ed obiettivi.

Come ad esempio il discorso del sovrallenamento o delle sostanze dopanti: tutta la grande problematica che ruota attorno al doping, ha ragione di esistere solo in funzione di scelte errate in merito a questo argomento, dagli sportivi professionisti stessi.

Partiamo subito dai più sfortunati:

Da questo punto di vista, gli atleti più sfortunati sono proprio i professionisti, magari anche miliardari, quelli che potrebbero benissimo fare a meno di lavorare e quindi anche di fare sport, per il resto della loro vita.

Loro, “attori” dello sport spettacolo, non possono porsi questo splendido problema, poiché per loro questo problema non esiste, o meglio, esiste ed è talmente grave che ha una risposta sola: l’unico obiettivo possibile è quello che li colloca al vertice della loro specialità.

Non esistono altre scelte, un esempio per tutti: quello della nazionale italiana di calcio, che se arriva seconda ad un mondiale ha comunque fallito, non esistono seconde possibilità o meriti particolari e riconoscimenti per chi arriva secondo, soprattutto ad un evento così importante come quello menzionato.

“Nell’anno 2022 la Nazionale italiana di calcio non si è nemmeno qualificata!”…  

Questo è l’unico pensiero che rimane impresso nei ricordi del pubblico e dei manager, tutto il resto non conta, dalle motivazioni, i perché o i problemi, per le persone non sono scuse plausibili che attenuano la delusione; trasmettendo alla maggior parte dei cittadini quello stato d’animo di impotenza e lutto generale, dopo che sono rimasti in trepide attesa per anni, aspettando il fatidico evento.

In questi casi lo sport non può essere giudicato sport per la salute, almeno di quella dei players. 

La salute te la rovini già a pensare che hai un solo risultato possibile, la curiosa motivazione del leggendario allenatore Arrigo Sacchi, che lasciò l’attività di allenatore in quanto definita troppo stressante, non è del tutto campata in aria. 

Fare i calciatori, i cestisti, i golfisti miliardari è sempre un bel mestiere, ma essere costretti a vincere non è certamente rilassante, anzi, molti dei più grandi tecnici, sportivi e allenatori sono stressati e glielo si legge in faccia.

Il fardello da portare anche se ben retribuito, non è affatto leggero, a meno che lo sportivo in questione sia completamente ermetico agli stati d’animo e alle preoccupazioni.

I più grandi sportivi del Mondo sono infatti proprio quelli che riescono, pur essendo magari anche persone emotive, a gestire e a tenere sotto controllo lo stress agonistico durante la loro gara.

E’ impensabile che sia utile alla salute un’attività sportiva che parte da un obiettivo agonistico imprescindibile, soprattutto se consideriamo che questo obiettivo è sempre di altissimo livello. 

Ci si può augurare solo che sia umanamente perseguibile, ed attrezzarsi a sopportare l’eventualità molto probabile di un clamoroso fallimento.

In questo campo non ci sono suggerimenti da dare, se non appunto raccomandare che l’importante è la salute e quindi vigilare su tutte le circostanze legate a questi obiettivi di livello superiore, che possono minarla e ancor peggio, danneggiarla.